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Presentato al Campidoglio il libro di Cristina Obber “L’altra parte di me”

I Decreti Legislativi n. 215 e 216 del 2003 affermano che fattori quali la razza, l'origine etnica ovvero di religione, le convinzioni personali, gli handicap, l'età e l'orientamento sessuale non devono essere causa di discriminazione tra le persone sul posto di lavoro, ma di fatto la discriminazione deve essere combattuta prima di tutto contrastando pregiudizi e stereotipi culturali.   

Per questo abbiamo aderito all’invito della Presidente della Commissione Cultura, Politiche Giovanili e lavoro di Roma Capitale, On. Michela Di Biase, che il 24 ottobre in Campidoglio ha presentato il libro di Cristina Obber “L’altra parte di me”. Nel libro si descrive il legame tra due adolescenti. “Di amare non si decide, accade”  afferma nella sua presentazione la scrittrice, “Così Francesca, sedici anni, con il cuore in subbuglio per un semplice ‘ciao’ su Facebook, scoprirà la bellezza di un grande amore: il primo bacio, la prima volta, le emozioni che non avresti mai immaginato di provare... Tra desiderio e paure, lentamente scriverà la sua fiaba, diversa da tutte le altre: nessun principe azzurro, ma una principessa che si chiama Giulia, con cui crescere e lottare per una felicità possibile”.  Cristina Obber autrice anche del libro “Non lo faccio più“ nel quale trattava il difficile tema del femminicidio, anche in questa sua seconda opera si è voluta misurare affrontando un tema non meno complicato, quello dell’omofobia per cui le abbiamo chiesto quali siano state le sue motivazioni. “Mi è capitato di incontrare due giovanissime, già compagne nella vita da molti anni che con grande naturalezza dichiaravano  il loro legame affettivo. Secondo me avrebbero dovuto scrivere la loro esperienza, una storia pulita, senza alcun cenno o spazio per  la morbosità e alla fine ho deciso di farlo io al loro posto“ L’On. Michela Di Biase, così conclude la sua presentazione “È un libro che porterei nelle scuole, ma da fare leggere agli insegnati, perché è principalmente con la cultura che si può vincere l’omofobia”.

Lucia Mosiello

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